Il Sivasspor sulle orme del Leicester City: il miracolo può davvero avvenire?

Su Narborough Road sono le 8 di sera, e due barbieri turchi escono in strada per fumare una sigaretta. Burak e Cem vivono lì, dove sono ufficialmente registrate 43 nazionalità in una sola via: Leicester è una città straordinaria, che ha dato casa a un numero di etnie paragonabile soltanto a quello di Londra. Un gioiello inglese, che va ben oltre ogni racconto di Brexit e British-only identity.

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Soprattutto, Leicester, nell’ultima decade 2010-2019, è stata protagonista del miracolo sportivo più discusso. Le East Midlands hanno invaso i giornali e i tabloid online, e nessuno è riuscito a rispondere alla fatidica domanda: com’è stato possibile? Una località di quasi 400mila abitanti, un centro relativamente piccolo, un club sì ricco (la gestione thailandese non lesinava investimenti) ma comunque non paragonabile ai colossi di Londra, Manchester e Liverpool.

A Narborough Road sono convinti di essere speciali, unici, e forse un po’ è vero. Ma Burak e Cem dalla “piccola Londra” di Leicester probabilmente una risposta non l’hanno mai avuta (e nemmeno noi), e dal loro negozio delle East Midlands, a diversi anni di distanza, staranno guardando con una sensazione di deja-vù un altro miracolo, questo sì raccontato davvero da poche voci, quasi sussurrato. La città è Sivas, in Turchia. E la squadra veste di rosso, non il blu acceso delle “Foxes” inglesi.

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La Süper Lig non è certo la Premier League, ma gli investimenti di Bein Sports hanno portato parecchi milioni nelle casse dei club turchi, aumentando le possibilità a disposizione delle grandi polisportive di Istanbul, che per più di 50 anni hanno letteralmente dominato la scena. Solo Trabzonspor (6, con il settimo controverso titolo mai assegnato nel 2011) e Bursaspor (1), hanno interrotto il regno delle blasonate Galatasaray, FenerbahçeBeşiktaş.

Una competizione che manca da sempre, dal lontano 1957, penserebbe un occhio poco attento alle vicende turche. In realtà la situazione è sempre stata estremamente combattuta, con una serie di squadre che ci sono andate vicinissimo – giusto per fare un esempio “storico” l’Adanaspor negli anni ’80. Molto più vicino il ricordo dell’anno scorso, con il Başakşehir che ha dilapidato un vantaggio di 8 punti sul Galatasaray, crollando proprio alla penultima giornata nello scontro diretto.

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Le premesse c’erano tutte, per una stagione da pazzi come questa. La crisi delle grandi, arrivata nell’estate del 2018 con il crollo della lira turca (e gli stipendi pagati in euro/dollari dai management dei club) ha mandato in panico le 3 big, già sotto il pesante fardello dei debiti. Il Gala ha vissuto di rendita da allora, portando a casa un titolo sofferto e tirato fino agli ultimi secondi.

Società come il Başakşehir, senza debiti e con un bilancio più controllato, sembravano pronte all’assalto. La squadra ora allenata da Okan Buruk è infatti l’unica a essere in corsa in Europa, mentre in campionato è a soli 4 punti dal grande e misterioso Sivasspor, che oggi è la storia delle storie, e con la mente ci fa tornare a Narborough Road, a quell’inimitabile Leicester City, inevitabilmente esempio per tutti gli underdog al mondo.

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Non esiste forse un luogo più distante dalle East Midlands, non solo geograficamente. Sivas è nel bel mezzo dell’Anatolia, tra gli altipiani e le montagne. Famosa, in Turchia più che altro, per il kangal, l’enorme razza canina altresì definita pastore anatolico. Un cane fedelissimo, in grado di proteggere addirittura dai lupi secondo le cronache. A Sivas i kangal si possono trovare per strada, sono in grado di resistere ai picchi invernali da -20°C (già, è proprio così, non è un errore di battitura).

Esiste già un celebre esempio di kangal nella letteratura del calcio turco. Più precisamente, dall’ex centrocampista del Fenerbahçe Mehmet Topuz, che durante i festeggiamenti di un titolo scelse di presentarsi alla tradizionale parata non con la famiglia, ma con il suo adorato kangal.

Sivas è inoltre sulla nuova rotta di moda tra i più giovani, ovvero il nuovo Orient Express che da Ankara raggiunge Kars e Ani, splendide località al confine con l’Armenia. Un viaggio pazzesco, consigliato soprattutto d’inverno, da fare rigorosamente in treno: un’occasione per scoprire una Turchia che si conosce pochissimo, anche per gli stessi locali che da Istanbul o Ankara vanno generalmente soltanto in vacanza ad Antalya o Smirne. Una vera e propria gemma, per un certo turismo alternativo ultimamente in grande crescita, che preferisce passare 55 ore in un treno e scoprire pian piano che il vero gusto del viaggio è il percorso, non arrivare alla meta. Sivas è proprio lì, a metà strada.

E se i paesaggi dell’Anatolia ce l’hanno fatto scordare, si può tornare a discutere di Sivasspor con i numeri. Quelli sì, eccezionali: i biancorossi allenati da un decano del calcio turco, Rıza Çalımbay, sono a 40 punti, campioni d’inverno usciti indenni dal Vodafone Park di Beşiktaş.

Hanno mostrato le loro qualità, con il ’94 Emre Kılınç (ormai pronto anche per la Nazionale) sugli scudi. In attacco il maliano Mustapha Yatabaré ha dato il suo contributo, anche se la rivelazione è Fernando Andrade, a cui poche difese hanno preso le misure. Altri elementi che si sono messi in evidenza sono Mert Hakan Yandaş (1994) e il turco-tedesco Erdoğan Yeşilyurt (1993), trequartisti imprevedibili e spesso immarcabili.

Il calcio del Sivasspor è imperfetto, sbilanciato, caotico. Nulla di nuovo sotto il sole dell’Anatolia, ma è una squadra che si disunisce difficilmente e soprattutto non sta sbagliando nessuno scontro diretto.

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Lo scalpo fatto ai danni delle Aquile Nere del Beşiktaş, un 2-1 in trasferta, è stato un vero e proprio atto di forza. Una testimonianza che questa squadra è pronta ad affrontare i prossimi mesi, quelli più difficili, e a inseguire un miracolo.

Başakşehir, Trabzonspor e Fenerbahçe daranno battaglia, fino all’ultima giornata a maggio. Ma il Leicester City ha già fatto vedere a tutti che un miracolo è possibile. I turchi di Narborough Road, loro sì, ci scommetterebbero di sicuro.

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