Europa League: il Galatasaray raggiunge il Fenerbahçe, ma la più grande delusione è il Beşiktaş

Dopo 6 giornate di Champions League ed Europa League, abbiamo un quadro più chiaro dello stato corrente del calcio turco che, al vedere i ranking solo qualche mese fa, sembrava pronto verso un altro salto verso l’alto.

Dopo aver guadagnato ben 3 posizioni nel ranking negli ultimi 4 anni (da 13° a 10°), i turchi sognavano di superare il Belgio e di salire ulteriormente in classifica, guadagnandosi un meritato 9°, preludio a un’ulteriore naturale salita (già testimoniata dai fatturati, con la lega turca 7° al mondo per incassi da televisioni e biglietti venduti). Alle revenues economiche, però, si è aggiunta una spada di damocle la scorsa estate: il crollo della lira turca nei confronti del dollaro. Gli stipendi dei calciatori stranieri, pagati in USD, sono risultati insostenibili soprattutto per le 3 big storiche del calcio turco, ora in grandissima crisi – dopo le vendite last-minute di NegredoGomisGiuliano e altre stelle. Le altre squadre di Istanbul e dell’Anatolia ne stanno approfittando in campionato, mentre in Europa il crollo delle 3 big ha avuto conseguenze disastrose in termini di ranking. Partendo dal Galatasaray, è arrivata un’eliminazione inattesa in un gruppo tutt’altro che difficile con PortoSchalkeLokomotiv. Solo a parziale risarcimento di una campagna non totalmente deficitaria è arrivato il terzo posto nel raggruppamento, consolazione non da poco dal punto di vista solo sportivo (con il Gala che comunque martedì scorso ha perso 2-3… E ringrazia solo lo Schalke per il ticket UEL arrivato). Perché economicamente per il cimbom la perdita di ricavi è notevole. E il morale della squadra è ben sotto i tacchetti.

Ai 16° di Europa League si è qualificato anche il Fenerbahçe, che in campionato è addirittura 17° e virtualmente retrocesso (evento che avrebbe del clamoroso). Ha aiutato trovare un Anderlecht in grande crisi, ma le prestazioni della squadra prima di Cocu, poi di Koeman e dai prossimi giorni di Ersun Yanal non hanno convinto nessuno. Ultima fra tutte, la partita di stasera persa 1-0 contro il modesto Spartak Trnava. Ora c’è però tempo di costruire almeno una squadra che possa scendere in campo con dignità il prossimo febbraio. Il cambio di allenatore può dare una piccola scossa, ma i gialloblu possono solo parzialmente raddrizzare una stagione compromessa – e daranno inevitabilmente una grande importanza al campionato, da cui uscire sarebbe un disastro senza precedenti. Manifesto più chiaro e netto della crisi del calcio turco è il Beşiktaş, di cui persino un maestro come Güneş sembra aver perso le redini. Il bel gioco, cardine fondamentale dei bianconeri, si è perso fin dagli ultimi mesi della scorsa stagione, in cui i guizzi di Talisca e le giocate estemporanee di Quaresma, oggi tornato quello nervoso e irascibile dei tempi interisti, nascondevano i problemi sotto il tappeto. Che la musica fosse diversa si è già intuito dall’estate, in cui le Aquile Nere hanno faticato enormemente a raggiungere già la fase a gironi di Europa League, con la notte di Graz in cui solo una rete di Negredo, poi appunto ceduto, ha salvato il BJK da una eliminazione che non sarebbe stata così immeritata visto l’atteggiamento mostrato.

Nel gruppo, poi, le partite con MalmoeGenk hanno sancito le enormi difficoltà che il gruppo, tutt’altro che unito, ha in questo momento. Ultima, grande sconfitta del calcio turco è quella di stasera: uno 0-1 subito in casa, in quel Vodafone Park che fino a pochi mesi fa era un fortino inespugnabile, e in cui solo in questa Europa League hanno vinto due squadre su tre. In campionato persino l’Antalyaspor è passato indenne e vincitore dal meraviglioso stadio che troneggia su un Bosforo che, stasera, è senz’altro un po’ più triste. Il grande calcio, con le notizie di Superlega e nuova Champions League (sempre che queste non siano, in fondo, la stessa competizione), sembra allontanarsi inesorabilmente dalle splendide sponde di Istanbul che, per passione e storia, non sono seconde a nessuno in Europa. Le avvisaglie per un gioco che nei prossimi anni sarà sempre più scontato, prevedibile e monocolore, ci sono tutte. Ma questo, all’Europa di Serie A, quella formata da Italia, Spagna, Inghilterra, Francia e Germania, non sembra interessare un granché.

PS: sempre a proposito di piccole, salutiamo la prima Europa League dell’Akhisar, che ha raccolto il suo primissimo punto europeo proprio stasera. Piccole dell’Anatolia come loro, nel calcio del futuro, se ne vedranno sempre di meno: per la crescita del calcio locale, che ha enorme bisogno di risorse, è un peccato. Che però l’Anatolia non abbia un futuro nel calcio, di questo non siamo certi: perché il crollo verticale delle 3 grandi sta aprendo scenari inediti, e il futuro è tutto da scrivere. Almeno per qualche anno, finché i più ricchi non si prenderanno in mano il pallone e decideranno chi potrà giocare e chi dovrà restare a guardare.

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