Alla scoperta del Karabükspor: storia e sogni europei delle Fiamme Blu

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Data: Giovedì 21 agosto 2014. Partita: KDC Karabükspor-AS Saint-Etienne. Al Neçmettin Seyhoglu di Karabük succede l’impensabile, con la sfavoritissima squadra di casa che piazza l’1-0: la firma è di Domi Kumbela, attaccante congolese del club turco. E’ lui l’eroe delle Mavi Ates, le Fiamme Blu di Karabük. Una città nata dal nulla, o meglio, da un mucchio di ferro e acciaio.

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Prima del 1930, non solo non si giocava a calcio da queste parti; la stessa Karabük non esisteva nemmeno. Poi, la Kardemir – abbreviazione di “Karabük Demir Çelik Fabrikaları“, ovvero “Fabbrica di Karabük di lavori in ferro e acciaio– ha cambiato tutto.

La zona, conosciuta per la Città vecchia di Safranbolu, patrimonio dell’UNESCO, ha conosciuto uno sviluppo senza precedenti. Con il passare degli anni Karabük ha quasi inglobato Safranbolu, culmine meraviglioso di una strada aspra, quasi inquietante nella zona della gigantesca struttura industriale, sperduta all’incirca a metà strada tra IstanbulAnkara. Le fabbriche di acciaio e ferro Kardemir hanno scelto proprio questa gola, non lontana dal Mar Nero e isolata dal resto del mondo, per iniziare una produzione che avrebbe cambiato la vita a migliaia di persone.

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Attorno all’industria è nata l’odierna Karabük, città che attualmente ospita più di 100mila persone. E noi calciofili adesso la conosciamo per le Mavi Ates, ovviamente. Ma chi sa solo di calcio non sa niente di calcio, e l’importanza delle acciaierie nel DNA del Karabükspor, società di proprietà ovviamente della Kardemir, è considerevole. Oltre ad aver fondato la squadra, nata da una fusione alla fine degli anni ’60 e tuttora denominata Kardemir Demir Celik Karabükspor, l’industria ha ispirato ai supporter cittadini lo stesso soprannome “Fiamme Blu”, nomignolo nato per descrivere il fumo scuro che esce periodicamente dagli oscuri camini delle fabbriche.

Karabuk 4Dalla strada per Safranbolu, la vista della fabbriche della Kardemir è decisamente impressionante. In un certo senso, l’industria è la città stessa, e la influenza notevolmente. La squadra di calcio che ha battuto il Saint-Etienne viene da qui, come anche i suoi tifosi. Che si definiscono, ovviamente, Mavi Ates. E cantano così: “Dumanlı kentin puslu çocukları“. “Siamo figli della città che fuma“. Non c’è davvero niente da aggiungere…

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Oggi le Fiamme Blu approfittano di diverse strutture all’avanguardia: campi d’allenamento di ultima generazione, stadio di proprietà e un’università nuova di zecca, che collabora attivamente con la polisportiva. La città si evolve, ovviamente sotto l’immancabile segno della Kardemir. Che ha promosso, direttamente, ogni innovazione. E che sostiene la squadra, con iniezioni di denaro e idee. La vittoria europea contro il Saint-Etienne è il momento più importante dell’intera storia sportiva di Karabük, che per una volta dimentica l’etichetta di città che fuma e prova a diventare una rivelazione. Il ritorno in Francia sarà tutta un’altra storia; ma al momento, la città non ci pensa. E gusta l’inattesa gloria europea.

Merito senz’altro dell’attuale allenatore delle Fiamme Blu, Tolunay Kafkas, vero demiurgo del sogno continentale del Karabükspor. Che ha ricevuto un regalo inatteso, l’accesso all’Europa League grazie alla squalifica di EskisehirsporSivasspor. E l’ha sfruttato, per ora, alla grande. Sorprendendo tutti, grazie ad una mentalità umile e vincente. In effetti, un po’ operaia: e non potrebbe essere altrimenti, a Karabük.


Altre foto (esclusive Calcioturco.com) dell’industria Kardemir:

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2 Comments on “Alla scoperta del Karabükspor: storia e sogni europei delle Fiamme Blu

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