Calcio, intrighi Turchia-Kurdistan: il Diyarbakirspor lascia la TFF e propone una lega curda

Siamo nella quarta divisione turca, la 3.Lig. Vi abbiamo parlato dei risultati dei play-off proprio oggi, con alcune esclusioni eccellenti. Tra tutte spicca quella del Diyarbakirspor; non solo per l’importanza della piazza, quanto per la reazione odierna della società che ha annunciato di aver ritirato il club dalla Turkish Football Federation.

“ARBITRO, NON ERA RIGORE!” – Il tutto nasce apparentemente da un episodio contestato: il calcio di rigore decisivo assegnato dall’arbitro al 90′ al Denizli BB, concesso generosamente. Onestamente, quanti episodi simili vediamo nel calcio? Non ci vuole molto a capire che si tratta di un pretesto che affonda ragioni sociali in una profonda spaccatura mai sanata all’interno della Turchia. Stiamo parlando della questione relativa al popolo curdo, “minoranza” etnica che domina la regione del sud-est della nazione. Diyarbakir non è una città qualunque: è l’epicentro della cultura curda. Si tratta di Amed, il nome con cui i locali la chiamano. Tanto da voler cambiare il nome anche all’altra squadra di calcio della città, insistendo a lungo a metà stagione con la TFF. Nulla da fare, niente Amedspor: la battaglia legale ha visto la vittoria della Federazione nazionale, che ha insistito per mantenere il “turco” Diyarbakir BBSK.

QUESTIONE CURDA – Queste sono le prime radici da cui nasce il malcontento generale della piazza, non solo a livello sportivo. La verità chiaramente sovrasta una protesta arbitrale difficile da sostenere. Gli intrighi tra TurchiaKurdistan esistono da un secolo e, nonostante qualche timida apertura, gli ultimi mesi non hanno portato ai progressi sperati. Questa è politica, non calcio. Ma le due tematiche si fondono, oggi come non mai, a Diyarbakir: i club locali usati come mezzi per portare avanti una battaglia che dura dagli accordi successivi alla Prima Guerra Mondiale. Qualche promessa segnata per sempre nei cuori della gente del posto, ma mai rispettata dalle superpotenze occidentali che volevano spartirsi il defunto impero ottomano. Su quel terreno arrivò poi Mustafa Kemal Pasa detto ‘Ataturk‘, ma questa è un’altra storia. O forse no.

PROSPETTIVE TURCHE – La nazionalizzazione della Turchia ha portato Diyarbakir, e con essa l’intera provincia curda, ad essere appunto una “provincia”. Periferia, un lontano sud-est in cui si parla persino una lingua diversa: è l’immenso territorio in cui nascono il Tigri e l’Eufrate, fonti di energia elettrica per la Turchia. I locali non ci stanno e sono pronti ad usare il calcio per protestare: è così che il Diyarbakirspor è stato ritirato ufficialmente dalla Turkish Football Federation. E ha poi lanciato la proposta-shock: creare una lega curda, indipendente da Ankara, con capitale Diyarbakir. O meglio, Amed. Già, perché anche su twitter l’altro club della città da tempo usa il nome Amedspor, da cui non si vuole proprio separare.

ED ORA? – Oltre a Diyarbakirspor (quarta divisione) e Diyarbakir BB/Amedspor, chissà se i club delle città vicine saranno d’accordo. Difficile, dato che le tra le possibili squadre potrebbe esserci anche il Sanliurfaspor in piena lotta per salire in Super Lig. Il concetto di Kurdistan continua comunque ad essere vivo tra la gente del posto, ancor più dopo che le bandiere giallo-verdi-rosse hanno sventolato anche su Kobane, la roccaforte siriana da cui i locali hanno voluto ancora una volta urlare la propria identità al mondo resistendo eroicamente all’ISIS. In questo contesto resta difficile che l’UEFA riconosca l’ambizioso progetto del Diyarbakirspor, e senza i soldi dei diritti tv sembra altrettanto improbabile che una lega curda possa davvero iniziare. Al di là di ogni romanticismo politico, questo è anche calcio. E funziona così, a meno di clamorose sorprese.