L’Editoriale – Roberto Mancini, da Milano…a Milano, passando per Istanbul

Roberto Mancini, il sopravvalutato. Al nostro sondaggio “social” tra Twitter e Facebook, la maggior parte delle risposte ha concordato su un sostantivo. Sopravvalutato.

Tutto questo, nonostante una bacheca di tutto rispetto: con trofei che spaziano da Italia, ad Inghilterra e per ultima la TurchiaRoberto Mancini ha vinto ovunque sia stato. Ad averlo pesantemente condizionato, il pesante paragone con Mourinho, oltre alle immense aspettative che lo attendevano a ManchesterMancini ha vinto diversi titoli sul filo di lana: quel pomeriggio a Parma con un Ibrahimovic incontenibile sotto la pioggia ha lo stesso copione dell’incredibile escalation di eventi in Manchester City-QPR, con gli skyblues sotto 1-2 al 90′ che hanno compiuto una delle rimonte più belle della storia recente del calcio.

Il vero terreno di gloria di Mancini, tuttavia, è stata la Coppa Nazionale: vinta ovunque sia stato, anche nei suoi 7 mesi turchi. E’ forse ad Istanbul che il tecnico italiano ha mostrato il suo lato più inedito, nascosto alla platea mainstream e invece così importante per cercare di decifrare il suo possibile futuro all’Inter. Roberto Mancini La sciarpa giallorossa del Galatasaray, esibita ovviamente fin da subito dal Mancini piombato in Turchia a settembre 2013, sanciva l’inizio di 7 mesi ricchi di alti e bassi. Rullo compressore alla Turk Telekom Arena, il Galatasaray di Mancini è stato un disastro nelle dure trasferte in Anatolia. Pochissime vittorie, tanti pareggi e un titolo così consegnato nelle mani del Fenerbahçe. Il punto più basso, lo 0-4 rimediato a Pasqua nel derby contro il Kasimpasa. Eppure non sono pochi i fan del Gala che ora lo rivorrebbero, e che ricordano il tecnico italiano con piacere e stima.

La crisi finanziaria del club e il tetto al numero di stranieri da tesserare hanno spinto il Mancio a lasciare Istanbul, città che il tecnico jesino si porta nel cuore. Così come i colori giallorossi, mai veramente dimenticati.

Il vero segreto per entrare nel cuore dei tifosi di Istanbul, Roberto Mancini, l’ha semplicemente trovato con i risultati. Prendendo il Galatasaray al nono posto in classifica e portandolo secondo a fine stagione (consentendo l’accesso in Champions ai Leoni), vincendo la Coppa di Turchia e soprattutto sbaragliando la Juventus in Champions League.

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La notte al “palazzetto del ghiaccio”, come la ricordano i tifosi bianconeri, è in realtà il finale di un girone gestito al meglio dal Mancio. Il vero capolavoro del tecnico italiano è stato sedersi sulla panchina, e pochi giorni dopo a Torino, contro tutti i pronostici, fermare la Juventus.

Vincente la scelta di impostare il Galatasaray sul 4-5-1: difesa e ripartenze per colpire gli uomini di Conte nei loro punti deboli. Le disattenzioni della difesa a 3 juventina hanno fatto il resto, consentendo ai Leoni di conquistare una qualificazione impossibile alla vigilia. Il 2-2 allo Juventus Stadium, tana dei Campioni d’Italia, è stato decisivo.

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Il resto dell’anno ha visto un Mancini con lo spirito giusto, pronto a mettere le basi ad Istanbul: l’acquisto del suo pupillo Ontivero (ne risentiremo parlare presto) lo testimonia. Il feeling tecnico-tattico con due giocatori come Semih KayaCeyhun Gulselam, così come il rapporto constrastato (ma fondato sul grande rispetto reciproco) con due colonne portanti del club come Selçuk Inan Burak Yilmaz hanno fatto sì che l’allenatore italiano lasciasse il Galatasaray con qualche rimpianto alle sue spalle. L’impressione è che Mancini stesse davvero costruendo qualcosa di importante. E che la sua parentesi turca, in fondo, sia stata enormemente sottovalutata. A conti fatti, gli obiettivi di inizio stagione sono stati addirittura surclassati.

Tornando all’Inter, con cui ha vinto tre titoli ufficiali (di cui due “sul campo”, direbbero nella Torino bianconera) Mancini deve ripartire dallo spirito che lo ha contraddistinto nei 7 mesi in Turchia. Per smentire i suoi detrattori, che come testimonia il nostro sondaggio “social” sono pronti a ribadire le proprie ragioni. Il futuro è di nuovo nelle sue mani: ancora a Milano, per la seconda volta. Il Mancio torna in pista, per sorprendere tutti, come ha fatto nella Istanbul giallorossa.

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