Quando Zeman allenava il Fenerbahçe: storia di un amore mai nato

Molti non se lo ricorderanno; altri l’avranno addirittura rimosso dalla memoria. Ma il “maestro” Zdenek Zeman, colui che portò il suo spumeggiante 4-3-3 a stupire l’Italia, decise di finire i suoi anni ’90 in Turchia, ad Istanbul. Più precisamente a Kadikoy, quartiere nientemeno che del Fenerbahçe. Ora Zeman torna sulla panchina di Cagliari, ma molti non si ricordano più di quei 3 mesi in cui il tecnico osservava i tramonti dalla sponda asiatica del Bosforo.

COSE TURCHE – Di solito, gli articoli della nostra stampa che trattano di Turchia adorano questi titoli inspiegabili e quasi esotici. Cose turche, bagno turco, chi più ne ha più ne metta. Eppure nel caso di Zdenek Zeman, nulla può descrivere meglio quel periodo passato al Fenerbahçe. 4-3-3? Giovani conquistati dal modulo? Il vecchio zoccolo del gruppo che ad un certo punto “tradisce” e fa in modo che il tecnico se ne vada? No, questo è un film che abbiamo visto molte volte con il boemo, ma non è andato in scena ad Istanbul. Innanzitutto è necessario fare un passo indietro, e comprendere cosa portò Zeman a tentare il salto in Super Lig.

“SI STA COME D’AUTUNNO…” – L’avventura del boemo in Turchia ha inizio in un imprecisato giorno dell’ottobre 1999 (gli archivi, in tal senso, non aiutano un granché). Dopo aver fallito (ma a modo suo, sia chiaro) a Roma, con la Lazio e con i giallo-rossi di Francesco Totti, Zeman non è più il maestro per eccellenza in Italia. Stregare tutti con il mitico Foggia era stato divertente, spettacolare. Essere contestati nella capitale, di sicuro, lo era molto meno. Quegli anni verranno più ricordati per i continui attacchi alla Juventus, seguiti da Guariniello, discorsi su doping, campionati “sospetti” e dibattiti che hanno acceso i Bar Sport di tutto il nostro amato stivale. Zeman però, a differenza della sua “odiata” Juve (si può dire così?), in bacheca non mette un granché. Mancano i trofei, e dalla Serie A non arrivano più offerte. C’è qualcuno che è tentato a chiamarlo, dal Bosforo. Quell’uomo si chiama Aziz Yildirim, e noi ne abbiamo già sentito (eccome) parlare.

“…SU GLI ALBERI LE FOGLIE” – E’ dalla telefonata di Yildirim – lo stesso presidente che diventerà protagonista del calcioscommesse 2011 – che ha inizio l’avventura di Zeman in Turchia. Il boemo parte malissimo: una sconfitta a Trebisonda (immaginate i giochi di parole…), per poi continuare a steccare nelle settimane successive. Non era facile, arrivare a campionato in corso: ad ottobre, raddrizzare la barca è spesso più complicato di quanto si pensi. Soprattutto per un allenatore che fa della preparazione atletica un punto cardine dei suoi insegnamenti.

DOPO TRE MESI… – “Lascio perché non sono riuscito ad ottenere i successi desiderati. I giocatori non sono all’altezza, la stampa è durissima con me.” Questo il responso del boemo a gennaio: tre mesi difficili, in cui il gruppo non ha mai preso a cuore il maestro e i suoi diktat tattici. Stavolta, nemmeno i giovani. Anzi: l’esclusione di Sergen Yalcin dal gruppo suscitò più malumore che altro. Il passaggio al nuovo millennio ha portato malissimo a Zeman, con un quinto posto in classifica non all’altezza del blasone dei giallo-blu. In mezzo, la mancata ri-candidatura di Aziz Yildirim e quell’atmosfera da caos societario tanto simile a quella capitata a Prandelli lo scorso autunno.

PAROLE DI RABBIA – Un insieme di fattori che non hanno portato serenità, tanto da far dire a ZemanMi dimetto adesso, alla vigilia della partita contro Besiktas, in programma domenica, perché la mia presenza avrebbe degli effetti negativi. Ogni settimana giocavamo sempre peggio rispetto alla precedente. Me ne vado: adesso il Fenerbahçe può vincere contro il Besiktas, con me era quasi impossibile”. Parole al veleno, nei confronti di un gruppo che non lo ha mai capito; ma anche un’inedita ed efferata autocritica, lontana dal personaggio sicuro e sornione che ora proverà a riprendersi per mano il Cagliari. Non è il maestro che conosciamo: non è il vero Zeman. Forse, dicono in Turchia, ad Istanbul il boemo non è proprio mai arrivato.